Raùl: Proteo del disegno spagnolo.
di Elettra Stamboulis
La storia del fumetto spagnolo è speculare alla travagliata storia politica di questo Paese: se nel 1904 esce la prima opera a fumetti in lingua catalana, esso fino agli '70 rimane emarginato al settore infantile, con rari esempi di lavori autoriali, e una produzione di massa di sapore spesso demagogico e benpensante. La stessa parola tebeo , che insieme ad historieta sta a significare fumetto in spagnolo, proviene dalla sigla TBO di una storica rivista illustrata sostanzialmente rivolta ai bambini. D'altro canto nel periodo franchista questo medium fu utilizzato proprio a fini didattico - educativi, come strumento di diffusione di una ideologia maschilista e autoritaria, fortemente controllata dalla censura.
Quando guardiamo quindi a questo mondo a strisce, dobbiamo sempre tenere presente la sua tenera età, per potere anche meglio apprezzare l'incredibile varietà e l'alta qualità degli autori che dalla penisola iberica ci si presentano. Nel 2002 una selezione importante di questi autori era stata presentata al Comicon di Napoli, curata da Miguel Angel Martin. Figuravano artisti eccezionali, un po' locos , ma sicuramente con una personalità spiccata, virtuosi stilistici e con molte cose da raccontare.
È pure vero che la produzione spagnola ha subito un forte rallentamento negli ultimi anni; sono morte riviste storiche come El Vibora, e in generale il mercato è un duopolio quasi assoluto di Marvel e manga, con pochissimo spazio per le altre produzioni, tanto che ad esempio i personaggi Bonelli non hanno mai avuto riscontro di pubblico, a differenza di molti altri Paesi europei.
In modo paradossale, è quindi più facile che altrove incrociare autori straordinari con Raùl, il quale ha una capacità camaleontica di mutare stili, utilizzare tecniche e modalità espressive, non perdendo la sua identità nel segno. Il suo curriculum da solo ce lo dimostra: egli ha frequentato tutte le declinazioni che il disegno può prevedere. Dal romanzo grafico con sceneggiatore Felipe H. Cava, al disegno animato per importanti major americane, all'illustrazione e produzione vignettistica per la stampa quotidiana... Un poliedrico operaio del disegno, capace nello stesso libro di passare da uno stile bande dessinè francese a tavole pittoriche che potrebbero tranquillamente essere esposte in un museo d'arte. La sua maestria non è però manierismo. Egli non ricalca le orme di altri disegnatori per farne il verso o per esporre ingenuamente la propria capacità sulla carta. La sua scelta è molto più intrigante e sottile. Egli gioca sul fil di lama dello stile, inteso come portatore di messaggio, di un portato che esula dalla parola e dal dato sequenziale. Il suo disegno si inserisce nella narratività della storia come un elemento di senso e non solo di rappresentazione.
Il cambio di umore del segno, del colore, dello stile, accompagna di pari passo lo svolgersi dell'azione, in particolare in un'opera come Berlin 1931 . In esso c'è una qualità quasi schizofrenica di applicare lo stile al contenuto: dal 1° capitolo Il re del Congo, dove le speranze e i sogni di due bambini nella fragile Repubblica di Weimar sono rappresentate con un segno, che pur mantenendo la sua forte caratteristica pittorica, appare soprattutto negli occhi del protagonista (ingranditi e tondi, allusivi alle modalità manga...) più tipicamente classico, alla francese appunto, al brusco cambio di rotta della seconda storia Solo sogni ¸ dove ci appare un Raùl che si appressa a Grosz e alla sua spietatezza. E spietata è la storia, un frammento sparuto senza nomi e dettagli che ci racconta la fine di un sogno, di una speranza. La morte di una donna che ha un uccello tatuato, "Queste...donne hanno spesso uccelli tatuati..." . Si registrano solo i commenti di un ispettore e del suo collega: "Bolscevichi. Cinema. Solo sogni." "Come il soggetto del tatuaggio".
L'essenzialità dialogica viene mutuata dal significato segnico: da tutto quanto emerge nel nostro sguardo mentre osserviamo la rappresentazione. È un processo di deja vù, di agnizione visiva, che ci permette di recuperare, riconoscere e immergerci in un mondo, quello della Germania tra le due guerre, che qui viene restituito attraverso la memoria artistica. La deformazione dadaista, l'utilizzo del collage, del segno incisorio mano a mano che la storia prosegue si trasformano sempre più in dissoluzione pittorica. Non sono più vignette, ma quadri veri e propri quelli che ci si presentano. Ognuno racconta una storia così come solo un quadro sa fare. Potrei esitare nel definire tutto ciò fumetto, se io non rispettassi questa arte in modo assoluto. Le immagini diventano sempre più ombre, la figuratività viene a mancare per arrivare ad essere nell'epilogo finale acquerello bianco e nero, con inserzioni acide. Macchie che preannunciano un'ecatombe che ancora stentiamo a credere, quella della Seconda Guerra Mondiale.
Questa scelta mimetica di Raùl continua in Finestra sull'occidente , realizzato sempre in tandem con Felipe H. Cava: un diario visivo di un viaggio in Russia nel 1990. Giusto un attimo prima dalla fine...anche in questo caso ritorna questa malia da vertigine dell'indagare proprio la discesa della speranza. Il termine di un cammino. I ritratti fatti nelle strade, nei mercati, nei negozi di questo strano Paese, rievocano nell'artista i propri nonni, la propria genealogia perduta nella travagliata storia spagnola. Diverse coordinate geografiche, medesima sofferenza. E il segno diventa tragico, spesso, da carboncino, a volte volutamente grottesco. Non dimentica però la propria missione comunicativa: diventa simbolico, recupera stilemi primitivisti. Forse per segnare un ritorno al primitivo di una società ad un passo dalla vertigine del nuovo. Si espone all'astratto, ma poi all'improvviso riemerge la figurazione: si impone uno stile che rievoca lo scratch board. Ogni volta noi dobbiamo aggiustare l'occhio, chiederci che cosa ci viene raccontato e che cosa ci dice questo segno proteiforme.
Credo che in ultimo la dote più caratteristica di questo straordinario disegnatore iberico sia la sintesi. Ne ho avuta la quasi matematica certezza quando ho visto le sue illustrazioni, apparse per molte anni su El Pais . Se da illustratore di stampa, egli risulta più stabile nello stile, è sempre in vigore il principio un segno, un significato. Sappiamo bene che la scrittura alfabetica ha abituato la vista umana alla decifrazione simbolica, al passaggio da un codice segnico ad una immagine per traslato: questo tipo di procedimento viene definito intelligenza sequenziale . Se guardiamo invece un'immagine, dobbiamo affidarci ad una intelligenza simultanea. Non esiste una gerarchia, qualcosa da leggere prima e qualcosa dopo, come nell'intelligenza sequenziale, quando dobbiamo per forza seguire una successione rigorosa e rigida. Nelle illustrazioni, così come nel lavoro di disegnatore di fumetti, Raùl è comprensibile utilizzando non solo l'intelligenza simultanea, ma anche quella sequenziale. C'è sempre anche uno scritto in filigrana o comunque un ordine simbolico allineato che deve essere seguito per comprendere il significato dell'immagine stessa, che ci racconta propriamente una storia.
Cava - Raùl, Berlin 1931, Editorial Casset 1991 (ed. spagnola), Amok Editions 1998 - 2000 (ed. francese), Avant - Verlag 2001 (ed. tedesca).
Cava - Raùl, Ventanas a Occidente , Ministerio de Cultura - Luca Editorial - El Ojo Clínico 1994. ( ed. spagnola) Amok Editions 1995. (ed. francese).
R. Simone, La terza fase. Forme di sapere che stiamo perdendo. Laterza, Bari 2000.